Una settimana complicata.

Settimana impegnativa questa passata.
Pattugliamenti sui sentieri montani, su vie alpine attraversando ghiacciai (non avete idea di quanti stolti si incrociano nonostante i divieti…ndr) e un addestramento su neve ci hanno sfiancati.
Per un totale di quasi 210 Km settimanali. Ringraziando qualche stolto che è andato a perdersi, probabilmente ne avremmo fatti molti meno.
La sera, dopo una calda doccia e un veloce spuntino, scrivevo qualcosa e programmavo il post per il mattino seguente. Forza di commentarvi poca, anche se vi ho sempre letti.
Forse questa settimana respiriamo un attimo di più.

Avere il mio migliore amico in casa si sta rivelando una fantastica arma a doppio taglio. Prezioso supporto casalingo: pessimo nella cucina, ma perfetto negli altri lavori di casa. Ottimo compagno di sbronze notturne casalinghe, pericolosa ‘spia’ di Stefano.
Figura da fratello maggiore coi suoi pro e contro. Ramanzine petulanti di una persona preoccupata, ma preziosa salvezza nello stesso momento.

Già… Salvezza.
Ero sotto la doccia. Acqua calda e ustionante correva sulla mia pelle.
In montagna c’erano state temperature tra i -3 e il -1, un vento ghiacciato in cresta. Quel vento che ti entra nelle ossa, nonostante gli ottimi vestiti tecnici addosso.
Stavo lì in piedi a prendere litri d’acqua bollente addosso, senza lavarmi e insaponarmi. Le mani poggiate al muro freddo della doccia, testa china a fissarmi i piedi, il getto dell’acqua che batteva sulla nuca. Ogni tanto alzavo la capoccia portandola proprio sotto l’acqua. Mi correva dappertutto: sui capelli, sulla fronte e sul viso intero.

C’era qualcosa che non andava.
Di punto in bianco mi veniva solo da piangere, mi sentivo strana e debole, mi veniva solo in mente l’Afghanistan. Mi rivedevo facce conosciute, soprattutto della mamma di Samir. Non avevo mai pensato a lei, forse egoisticamente. Quasi avevo scordato i suoi lineamenti e invece, in una frazione di secondo, ora mi apparivano dei flash e me la rivedevo davanti.
Mente di merda. Inconscio di merda. Figura nitida e perfetta, ricordavo tutto. Addirittura i vestiti che portava addosso.
Ficcavo la testa sotto l’acqua per calmarmi o forse per nascondere le lacrime.
E sentivo un bruciore lancinante alla bocca dello stomaco, una stretta al cuore, i polmoni come se fossero al collasso.
Il respiro era affannoso, corto, veloce. Per un attimo ho stoltamente dato la colpa alla temperatura dell’acqua. Talmente alta che sembra di essere in una sauna da quanto vapore si era sviluppato.
Non ho nemmeno fatto in tempo ad abbassarla e ho cominciato a piangere dal nulla, come una bambina. Mi mancavano le forze, riuscivo solo a stare lì in piedi immobile.
Non ho nemmeno spento il getto della doccia e mi sono accovacciata a terra. A piangere, a piangere e a piangere ancora.
E a respirare male. Forse per il pianto o forse per il troppo calore?
Chi lo sa quanto forte piangessi, ma ad un certo punto avevo intravisto una sagoma dal vetro satinato e sentivo una voce maschile.
Mi chiedeva cosa fosse successo, mi domandava se mi fossi fatta male, mi chiedeva scusa per essere entrato nella toilette, affermando che da fuori non rispondevo. Bussava e bussava, ma non davo risposta ed era preoccupato.
Davvero aveva bussato?
Diceva che era da un’ora che ero sotto la doccia e quasi mezz’ora che piangevo.
Davvero era da così tanto? Avevo completamente perso la cognizione del tempo.
Lui era lì fuori e mi chiedeva di spegnere l’acqua e di uscire. Ma io non riuscivo a muovermi. Non mi era mai capitata una cosa così, non saprei nemmeno come definirla.

Seduta a terra con le ginocchia tirate su fino al petto. Le braccia avvolte al mio corpo, come se mi auto abbracciassi.
Totalmente incapace di muovermi o reagire.
Ogni tanto sentivo una voce disperata che implorava di parlare. In realtà diceva tante cose, ma era come se il mio cervello si fosse spento. Non ricordo cosa mi abbia detto, come se le orecchie si fossero otturate.
Conoscendo molto bene il mio amico, sono certa mi abbia avvisato prima di entrare, ma davvero non lo ricordo.
Rimembro però la porta che si apre e ho sentito il getto dell’acqua fermarsi. Ho tremato a causa di una vampata di aria fresca. E ho sentito che mi buttava addosso un grosso asciugamano. Mi ha implorato di uscire da quella doccia, ma sembravo diventata un vegetale.
Mi ha tirata fuori lui dalla doccia prendendomi in braccio e si è seduto sul tappeto del bagno. Mi chiedeva cosa fosse successo e io ero solo in grado di piangere a dirotto, disperata. Mi mancava il fiato così tanto che quasi mi sono spaventata da sola.
Mi abbracciava e dondolava lui, come si fa coi bambini piccoli per calmarli.

Non lo so quanto sia rimasta lì.
So solo che avevo un fortissimo male alla testa dopo.
E come un interruttore si spegne tutto. Il primo ricordo che ho sono io, con l’asciugamano addosso e i capelli umidini ancora, sotto le coperte del mio letto.
Cos’è? Un attacco di panico? Mancanza di sonno e troppe spese di energia? Pazzia?
Davvero sto diventando pazza?

Non la ricordavo più. Ma adesso ce l’ho ben scalfita nella testa. La sua mamma.

𝒢𝒾𝓈𝑒𝓁𝓁𝑒

50 pensieri su “Una settimana complicata.

      1. Ciao giselle, non sei più fragile, sei più forte. E ti carichi di energia positiva quando hai finito. Sarai stanca, non lo metto in dubbio, mase hai mal di testa dopo che hai finito di piangere è perché hai tante lacrime trattenute… Hai ancora tanto dolore da buttare fuori e far rigare il tuo viso. Ogni lacrima che cadrà a terra fare nascere un fiore nell’asfalto, x ringraziarti di averla lasciata andare.
        Ti auguro di piangere più spesso… Tranquilla io sono la prima che non lo fa. Un caro saluto Isabella

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  1. durissima la vita in quelle condizioni! Davvero un lavoro duro! Riguardo il tuo stato psicologico, magari ti ci vorrà più tempo per dimenticare, negli anni probabilmente riuscirai a superare del tutto quel trauma. Per fortuna hai un vero amico che ti è accanto nei momenti più neri, consolati con questo… 😉

    Un grande abbraccio! 😉

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    1. In questi casi mi dico che sarebbe bellissimo avere un tastino. Tipo “on/off”.
      E dimenticare tutto nella frazione di un secondo o al massimo in una giornata…
      Utopia…

      Però, hai ragione sul mio amico. Posso consolarmi. Ed è già tanto… 😊
      Cercare sempre il lato positivo anche nelle situazioni difficili! 😊

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  2. Pingback: Alleggerirsi… – Manuel Chiacchiararelli

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